Il Centro Antiviolenza “Mai Da Sole” ha partecipato il 2 settembre a “Il tempo delle donne”, in cui il tema principale di quest’anno riguarda il corpo. Tema che inevitabilmente connetto al testo di Van Der Kolk “il corpo accusa il colpo” (2015). L’autore è un neuropsichiatra che ha focalizzato il proprio lavoro di ricerca sugli effetti che il trauma provoca nel corpo e afferma che: “per quanto chi soffre voglia dimenticare qualsiasi cosa sia accaduta, i ricordi continuano a forzare la sua consapevolezza, intrappolando la persona in un presente sempre uguale a se stesso, caratterizzato da orrore esistenziale”.

Il corpo delle donne vittime di violenza sia psicologica che fisica è un corpo traumatizzato, che continua a rivivere le violenze sulla pelle, cercando delle spiegazioni, giustificazioni e spesso arrivando a colpevolizzarsi e a attribuirsi la totale responsabilità di una relazione amorosa disfunzionale. Le violenze subite possono essere fisiche, psicologiche, economiche e sessuali.

Il Centro Antiviolenza Mai Da Sole parte dalla premessa di creare una relazione con la donna basata sull’empatia, in cui si senta accolta, creduta e capita, mai giudicata, dove possa riscoprire se stessa e le proprie risorse, le quali le hanno permesso di sopravvivere e di giungere a chiedere aiuto, superando la vergogna che prova per i maltrattamenti subiti, talvolta per anni; scopre così la resilienza, ovvero la capacità di far fronte alle difficoltà dovute anche all’isolamento sociale.

Se i traumi non vengono elaborati, vi è un alto rischio che la donna viva costantemente nel tempo e nello spazio delle violenze subite. L’obiettivo principale del percorso psicologico offerto dal centro antiviolenza, dunque, prova a essere quello di elaborare il trauma, consentendo così alla donna di ricominciare a vivere nel presente, spezzando il circolo vizioso che l’ha tenuta legata al partner maltrattante, vissuto come carnefice ma anche come fonte d’amore.

E’ ancora il corpo il primo segnale visibile del fatto che la donna ha iniziato un percorso di fuoriuscita dalla violenza, poichè dopo tanto tempo riscopre il piacere di prendersene cura e di valorizzarlo, magari recuperando l’abito preferito abbandonato nell’armadio per evitare le gelosie di lui oppure concedendosi un nuovo taglio di capelli dalla parrucchiera, una coccola per sè a cui rinunciava magari perchè non sentiva di meritarsela.

Come operatrice del centro antiviolenza ho ben in mente come le donne arrivano al primo colloquio conoscitivo e come escono alla conclusione del percorso; non è solo una questione di abbigliamento e di capigliatura, bensì la postura, la voce e l’andatura acquisiscono una nuova forza scaturita dalla consapevolezza delle proprie risorse. Ogni percorso è differente e non lineare, dove alle volte vi sono dei riavvicinamenti al partner maltrattante, in quanto ogni donna ha tempi di reazione e di elaborazione diversi e ha esigenze peculiari a seconda dei propri bisogni. Non sempre la donna è pronta ad affrontare l’uscita dalla violenza per via di una situazione di fragilità e talvolta di dipendenza affettiva rispetto al partner violento.

Per creare ogni progetto di uscita dalla violenza, il Centro Antiviolenza Mai da Sole ritiene fondamentale collaborare con diverse figure in rete così da poter rispondere a più bisogni possibili riportati dalle donne. Oltre al supporto psicologico, il centro antiviolenza offre consulenze con l’assistente sociale che conosce la fitta rete dei servizi che il nostro territorio può offrire e con l’educatrice, la quale traduce gli obiettivi in azioni concrete come la ricerca attiva di un lavoro. Fondamentale la consulenza legale sia civile che penale, in grado di tutelare e rappresentare le nostre donne, che spesso non si sentono credute mentre raccontano gli episodi di violenza subiti.

Per chi si fosse perso l’incontro del 2 settembre, vi invito a leggere il resoconto scritto da Valentina Rigoldi: https://centroambrosianodisolidarieta.org/2019/09/04/mai-da-sole-corpo-violato/